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I tre Santi

La sera del 9 maggio, da Catania e dalle cittadine circostanti salgono fino al santuario di Trecastagni, sulle pendici dell'Etna, "i nuri", i nudi, che oggi indossano una tunica bianca mentre una volta vestivano soltanto di una pezzuola. Con una enorme candela sulle spalle, come quelle che si portano durante la festa di Sant'Agata a Catania, salgono di corsa per ore e ore fino a Trecastagni per sciogliere un voto o per penitenza.
In passato, giunti al santuario, percorrevano tutta la chiesa leccando il pavimento. Tra la sera della vigilia e il 10 maggio, festa liturgica dei Santi Alfio, Filadelfo e Cirino, giungono al santuario anche molti muti a venerare Alfio che è il loro patrono.
Si narra che verso la metà del secolo III, il martire e i suoi fratelli Filadelfo e Cirino erano stati arrestati a Vaste, in Puglia, perché si erano rifiutati di sacrificare agli dei. Insieme con altri compagni furono condotti a Roma dove non cedettero né alle lusinghe dell'Imperatore, che chiedeva loro di abiurare, né alle torture. Mentre i loro compagni venivano giustiziati a Pozzuoli, i tre fratelli furono temporaneamente risparmiati perché erano di famiglia nobile e l'imperatore sperava che, prima o poi, tornassero alla fede tradizionale.
Sbarcati a Messina, Alfio, Filadelfo e Cirino s'incamminarono scortati dalle guardie verso Lentini dove risiedeva il giudice Tertullo. Un giorno arrivarono in un luogo sulle pendici dell'Etna dove si riposarono per qualche ora e dove fu poi costruito il santuario di Trecastagni. Giunti a Lentini, furono uccisi dopo un lungo martirio. Ad Alfio strapparono la lingua (per questo motivo è diventato patrono dei muti), Filadelfo fu arso vivo sulla graticola e Cirino immerso in una caldaia di pece bollente. Sul loro sepolcro sorse una chiesa da cui la notte della vigilia esce in processione il cuore di Sant'Alfio contenuto in un reliquario d'argento e preceduto dalla confraternita con le caratteristiche livree scure, i ceri e le coppe su cui sono stampate le immagini dei tre santi.
All'una di notte, al suono della campana maggiore, si aprono i portoni della chiesa e la folla vi irrompe fra grida e invocazioni per cominciare il "giru santu": spiccano i "nuri" che a Lentini non si discostano molto dall'usanza penitenziale di andare nudi; portano infatti soltanto pantaloncini corti, una fascia rossa a tracolla e un mazzo di fiori in mano. Il giro prevede il passaggio per i luoghi dove si martirizzarono i tre santi: i tre pozzi d'acqua scaturiti dai tre salti che fece la lingua mozzata di Alfio, il carcere dove è ricostruita con statue di cartapesta la scena dell'arresto dei santi, il luogo del martirio con un pozzo d'acqua miracolosa, la porta di Aci ricostruita in fondo alla via principale. Ad ogni passaggio davanti al fercolo i nuri gridano secondo il rito: "E chiamamulu: Sant'Alfiu!".

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